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Made in Italy



Rustichella d’Abruzzo




Vi sono, invero, due modi di considerare il “Made in Italy”. Il
primo è quello di considerarlo un fenomeno relativamente
recente, degli ultimi cinquant’anni, sviluppatosi per una
serie di coincidenze fortuite (dal basso costo del lavoro,
all’emergere di un nuovo ceto imprenditoriale, al f orire di
alcuni stilisti e designer, alla voglia di riscatto del popolo
italiano dopo le tristezze della guerra). Il secondo è
quello di inquadrare questo fenomeno in una prospettiva
lunga della tradizione e della cultura italiane. Secondo
questa seconda lettura il “Made in Italy” viene da molto
lontano; è il frutto di una lunga e fertile cooperazione e
“cross fertilisation” tra cultura, arte, artigianato, abilità
manifatturiera, territorio, memorie storiche. La conclusione
dell’eccellente inchiesta della rivista giapponese si
poneva nella linea di questa seconda lettura. Che è la
stessa lettura che diede Prezzolini nelle sue memorabili
lezioni alla Columbia University nel 1948, dal titolo “The
legacy of Italy”. In queste lezioni, nelle quali spiegava agli
studenti americani che cosa è l’Italia, Prezzolini poneva
una distinzione fondamentale tra lo Stato italiano, creatura
recente sof erta e sof erente portatrice di due guerre
mondiali, di una dittatura, di tante inf azioni e di molti
altri guai, e la civiltà italiana, civiltà millenaria, generosa,
universale.

La civiltà italiana, se la spogliamo dalle angustie in cui l’ha
costretta la nascita dello stato nazionale, ha mille anni di
storia ed è stata -- a partire dai comuni radici della nuova
Europa -- la cultura più universale del mondo. I prodotti
che rappresentano lo stile italiano vincente non sono frutto
del caso. Essi vengono da lontano: sono frutto di questa
civiltà.


“La fama dell’Italia è oggi grande nel mondo per la seduzione
del suo sistema di vita, che non è codifi cato in nessun libro
ed aspetta uno scrittore che lo raccolga dagli esempi di molte
vite, antiche e contemporanee. Chi ha formato questa fama?
Non i retori, non i letterati, non gli uomini politici, non certo
i generali e gli ammiragli, non gli amministratori e nemmeno
i preti cattolici, che pur certamente son un prodotto genuino
della civiltà italiana.

Semmai la fama si deve ai narratori, ai poeti, ai pittori e scultori
ed architetti, agli attori, ai cuochi ed ai sarti, agli sportivi, ai
sommozzatori ed agli aviatori, alle donne innamorate ed agli
amanti italiani, alle belle donne del cinematografo ed ai guaglioni
della strada…La massa crescente dei turisti rappresenta una
votazione internazionale in favore degli italiani. Nutrono quelli
per gl’Italiani un certo amore senza stima, ricambiato da parte
degli Italiani con una esagerata valutazione
accompagnata da un non soverchio amore.


Giuseppe Prezzolini
Giornalista, scrittore, aforista Italiano


Pasta Artigianale dal 1924
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